GULag.
il sistema dei lager in Urss
Questo sito è in allestimento. L’intento è lo stesso dei lager nazisti : proporre un nuovo modo di leggere le nefandezze del nostro tempo, soprattutto quelle che si sono ammantate di ideali come liberazione dell’uomo e dell’umanità,solidarietà e uguaglianza ; nefandezze che hanno prosperato sulla promessa di affrancare l’uomo dal lavoro, dalla religione, dall’arte...in una parola dal suo destino. In realtà lo hanno reso poi ancor più schiavo ! Per "rendere" l’allucinante follia dell’utopia comunista ricorreremo con rigore e metodo alla documentazione storica, alla letteratura, ai samizdat, agli archivi... Lo scopo più alto però di questo sito va oltre l’informazione (pur così necessaria nel caso dei Gulag !) ed è la diffusione di gesti e atti eroici accaduti nel mondo concentrazionario sovietico. Lo stesso s’è fatto con i lager nazisti. Ciò a riprova del presupposto che ci muove da sempre che è quello di credere nell’uomo il quale si può dire che è uomo per quel misterioso quanto sorprendente legame con Qualcosa che alla fine lo salva sempre dalla morte dal male dai nemici dai Lenin o Stalin che siano, dagli Hitler, dai Mao dai Pol Pot... E noi crediamo che questo Qualcosa si chiami Cristo.
Iniziamo pertanto questo sito nel modo più frizzante possibile : a) dando notizia di eventi culturali sui gulag ; b)attivando una ricerca dati nonchè lo scambio di ogni tipo di informazioni ; c) elaborando una bibliografia ragionata e per genere testuale ; d) offrendo schede o addirittura sommari di testi (anche poco noti :vedi indice bibliografico) sui gulag che sono diventati classici.
A parte gli obiettivi a-b-c-d ci riproponiamo come finalità di base di far conoscere episodi di umanità e positività eroica che sono senz’altro minori rispetto alla storia generale dei lager sovietici ma il cui significato è invece più grande perché testimonia la grandezza dell’uomo.
Il contrattacco
PREMESSA
"IL GULAG
"Origini storiche
.Mai nessuna epoca e civiltà aveva teorizzato e messo in opera un progetto tanto globale ed ordinato di <<rieducazione>> dell’uomo o di <<eliminazione>> di ogni dissenso come il Novecento! Il termine "campo di concentramento" è di invenzione sovietica:fu usato per la prima volta in una circolare del 4 giugno 1918 dopo la rivoluzione d’Ottobre in Russia, con Lenin. Il lager sovietico è conosciuto come gulag, termine che significa <<amministrazione generale dei campi di lavoro correzionale>>;si deve alla monumentale opera di denuncia svolta da Aleksandr Solzenicyn l’aver fatto conoscere al mondo il lager comunista.Là finirono la loro esistenza zaristi,cosacchi e dissidenti della prima ora come gli insorti di Kronstadt.
Con la caduta dell’URSS si sono aperti gli archivi politici dell’impero sovietico e ora si cominciano a pubblicare nel mondo i segreti su Lenin,il fondatore dell’unione sovietica.Una commissione parlamentare russa presieduta dallo storico Dimitri Volkogonov composta di una ventina tra storici e deputati, in due anni ha lavorato togliendo il segreto a circa 78 milioni di dossier.
Perciò fu Lenin -e non già Stalin- il vero padre del Terrore rosso e dello stesso gulag. Nel suo libro,pubblicato in Francia dal titolo Il vero Lenin Volkogonov dimostra- documenti alla mano-che il primo campo di concentramento venne aperto a soli otto mesi dalla rivoluzione,nel luglio del 1918.Era a Sviajsk,nella regione di Kazan.Poi ne comparvero a centinaia come i funghi dopo la pioggia.Così il 20 aprile 1920,il Politburo presieduto da Lenin approvò la costruzione di un campo destinato a dieci-ventimila prigionieri a Ukta nel grande Nord. Ma la Sezione punitiva del Commissariato del popolo su una duplice direttiva di Lenin aveva emanato già il 23.7.1918,ad appena nove mesi dalla Rivoluzione d’ottobre,le "Istruzioni provvisorie sulla privazione della libertà" con la quale noi oggi datiamo l’inizio ufficiale dei gulag.Lenin giustificava le sue direttive sulla base di due considerazioni: a) "Salvaguardare la Rivoluzione Sovietica dai nemici di classe isolando questi in campi di concentramento"(viene in mente Robespierre che per salvare la Rivoluzione Francese instaura il Terrore...e decreta lo sterminio della Vandea!) ; b) "Rinchiudere i sospetti(non i colpevoli ma i sospetti! anche qui viene in mente che la Convenzione aveva votato una legge dei sospetti)in un campo di concentramento fuori della città". [Cfr.Lenin,Opere complete,ediz. russa e Raccolta di leggi, 1918,n.65 pag.710. ]
Nel complesso si calcola che sotto Lenin siano morti nei gulag o giustiziati per antisovietismo un milione di persone.Il calcolo è approssimativo. Non bisogna però scordare che la guerra civile orchestrata da Lenin uccise tredici milioni di persone fra il 1918 e il 1921.Tredici milioni in soli tre anni (Corriere del 7.6.1995)
Kurganov,professore di statistica emigrato negli USA ha calcolato che la repressione interna sia costata dall’inizio della Rivoluzione d’Ottobre del ’17al 1959 circa 66 milioni di persone! [cfr.vol.II di "Arcipelago Gulag",ed.Mondad. ]
Le testimonianze dai lager sovietici richiederebbero una scelta e una indagine ben più ampie della presente,sia in considerazione del fatto che il comunismo ha funestato la storia per un arco di tempo decisamente più lungo rispetto al nazismo,(dal 1917 al 1990) sia perché i lager sovietici presentavano una variegata molteplicità di forme repressive:carcere a regime duro,trattamento psichiatrico...Le testimonianze che seguono esprimono il "positivo" e le "energie"insospettate di cui l’uomo è capace...anche nel gulag !. Fin dal suo primo sorgere,il lager sovietico ha avuto come scopo quello di piegare l’ insopprimibile anelito alla libertà che alberga il cuore umano fondato su realtà più forti dell’istinto di conservazione come la coscienza o la fede. E’ una scelta che l’uomo sente di dover fare : "servire" la menzogna o "essere" un "uomo", consci che finendo nel gulag, il rischio di perdere vita, salute,carriera e affetti è assicurato ! Il fenomeno stesso del dissenso è irriducibile ad una semplice opposizio-ne di tipo politico:esso rimane nella storia a testimonianza di un quid che nell’uomo non si può comprimere in un’idea né in un desiderio di "pace" senza verità (pax sovietica)
-IL DEPORTATO NEL LAGER SOVIETICO
-brano tratto da "Arcipelago Gulag" vol.II di A. Solzenicyn
"La rapatura delle teste degli uomini conferisce loro l’uniformità nell’aspetto esteriore: li rende austeri ed impersonali.Ma anche un osservatore superficiale è colpito dalla espressione delle facce,comune a tutti:sempre all’erta,prive di affabilità,senza alcuna benevolenza,facilmente aggressive e perfino crudeli.L’espressione dei loro visi fa pensare che siano stati fusi in un materiale aspro,quasi non di carne,ma di bronzo scuro per poter camminare continuamente controvento,quasi aspettando ad ogni passo di essere colpiti ora da sinistra ora da destra...Se sarà costretto a guardarvi,vi colpirà il suo sguardo ottuso e inebetito.
Notiamo che parlando di questo popolo non riusciamo quasi a raffigurarci degli individui o dei nomi singoli.Non è un vizio del nostro metodo;rispecchia il modo di vivere da mandria cui è dedito lo strano popolo...Condizione essenziale di successo nella lotta per la vita è la circospezione.Il loro carattere,le loro intenzioni sono tenuti nascosti;devono nascondere le loro azioni ai datori di lavoro,ai sorveglianti,ai delatori...Devono celare i progetti,i calcoli,le speranze...aprirsi significa sempre perdersi.
Con gli anni lo zek si abitua a tal punto a nascondere tutto che non gli costa più nessun sforzo;gli si atrofizza il normale desiderio umano di far parte a qualcuno di ciò che sente.Esiste infine una legge che le riassume tutte:Non credere,non temere,non chiedere!.Diventato indifferente verso il proprio dolore e anche verso i castighi che gli impongono i tutori della tribù,addirittura quasi indifferente verso tutta la sua vita,lo zek non prova compassione neppure per il dolore altrui.La visione del mondo più diffusa tra di loro è il fatalismo: è inutile cercare di ottenere qualcosa con troppa insistenza o rifiutarne un’altra;ad esempio il trasferimento in un’altra baracca,in un’altra brigata,in un altro lager.Potrebbe essere per il meglio come potrebbe esser per il peggio.
Gli zek amano in generale l’umorismo...è il loro costante alleato senza il quale,forse,la vita nell’Arcipelago sarebbe del tutto intollerabile.Se domandi a uno zek da quanto tempo è nell’Arcipelago,non risponderà <Cinque anni> ma <Cinque gennai>. "E’ dura?" domandi.Quello facendo lo spiritoso,risponde:"Sono duri soltanto i primi dieci anni".Parlando di qualcuno che è partito dall’Arcipelago,risponderà:"Gli avevano dato tre anni,ne ha scontati cinque,ha avuto la scarcerazione anticipata"
-LA CONDIZIONE DEL DEPORTATO NEL GULAG
"Meditate se anche questo... è un uomo?"
Viene spontaneo parafrasare la nota frase all'inizio del libro di Primo Levi, leggendo la condizione dei deportati nei gulag della Siberia o del Circolo Polare. Crediamo però che non sia appropriato scomodare Primo Levi perché per quanto Gulag e Lager nazisti siano accomunati dallo stesso delirio di onnipotenza cioè voler creare l'Uomo Nuovo pur tuttavia una differenza c'era: il comunismo voleva instaurare la Giustizia sulla Terra mentre i nazisti la Loro,quella della razza padrona. Pertanto ci viene in mente un pensiero di Karl Popper che è davvero indicato: <<Tra tutte le idee politiche, il desiderio di rendere gli uomini perfetti e felici è forse la più pericolosa. Il tentativo di realizzare il paradiso sulla terra ha sempre prodotto l'inferno>>
Proponiamo qui una sintesi, necessariamente parziale e schematica della vita nel gulag che è utile per fare un paragone con il lager nazista.
CHI CI "FINIVA"?
- ci poteva "finire" chiunque; all’inizio vi andavano i "cinquantotto" cioè quelli condannati in base all’art. 58 ("attività contro lo Stato");poi anche i CR cioè i controrivoluzionari, quindi i Kulaki
- si poteva essere arrestati per nulla! ciò era strategico all’obbiettivo di creare il terrore.
- ospiti del gulag furono scienziati ed artisti.
VITA
- si nascondono i morti sotto i pancacci per avere la loro razione;
- all’eremo del Golgota su richiesta dei moribondi il medico somministra stricnina agli inguaribili;
- i creduloni aspettavano la fine della pena di tre anni, i previdenti capivano che non avrebbero riavuto la libertà né fra tre né fra ventitrè anni!
- ai teppisti e ali ladri furono assegnati tutti i posti di comando...si permetteva loro di derubare, picchiare e perfino sgozzare i deportati;
- in estate si lavorava 14 ore al giorno, non si lavorava soltanto a partire da 55° sottozero!
- lo scorbuto mieteva tante vittime da essere una forma di sterminio!
- per approfondire, soprattutto la differenza tra servi della gleba sotto lo Zar e deportati sotto i Soviet.
EPISODI
- alla fine della giornata lavorativa sul cantiere rimangono dei cadaveri. La neve ricopre le loro facce. Qualcuno si è rannicchiato sotto una carriola capovolta; ha nascosto le mani in tasca ed è morto così. Là sono congelati in due, appoggiati uno alla schiena dell’altro.
- nel lager Mariinskij non si aveva tempo di uccidere i pidocchi...esplose il tifo e in poco tempo 15 mila morti furono buttati in una fossa, rattrappiti, nudi dopo aver tagliato per economia anche le mutande.
- le note fucilazioni di Garanin...
- episodi di fame...
- nel dicembre 1928 in Karelia i detenuti furono lasciati per punizione a pernottare nella foresta e 150 uomini morirono congelati
PUNIZIONI
- Alle isole Solovki, il lager sorge sul Monte Sekira, ricavato da un ex-monastero. Nella Cattedrale a due piani sono stati sistemati le celle. I detenuti sono trattati così: da un muro all’altro sono infisse delle pertiche dello spessore di un braccio e si ordina ai detenuti di starvi seduti tutto il giorno! Le pertiche sono ad un altezza tale che i piedi non toccano per terra. Non è facile mantenere l’equilibrio, da mattina a sera il detenuto si sforza di non cadere. Se cade i secondini arrivano di corsa e lo percuotono.
- Sempre al Monte Sekira una lunga scala di 365 ripidi scalini unisce la Cattedrale, in cima al monte, al lago. Fu fatta dai monaci. Portano le persone sulla sca-la, le legano per il lungo ad una trave per dargli maggior peso e lo spingono giù: non c’è un pianerottolo e i gradini sono così ripidi che la trave non rallenta mai!
-SIZO era l’isolatore di punizione, un edificio al freddo, umido, buio, senza cibo, senza vetri: la "sbobba" veniva data al 3°, al 6° e al 9° giorno della reclusione;bisogni corporali in cella.
- per finire al SIZO era sufficiente: 1)non aver salutato a modo; 2)non essersi coricato o alzato per tempo; 3)essere passato per il vialetto sbagliato; 4)non essere vestito come si doveva; 5)fumare in luoghi proibiti; 6)avere oggetti superflui in baracca.
ALIMENTAZIONE giornaliera:
-350 gr. di pane appiccicoso come l’argilla;
- sbobba liquida con qualche lisca di pesce.
BOIA criminali
-A parte Stalin e Beria, capo della polizia e suo lacchè si distinsero: a) N. Aronovic FRENKEL b) Mamulov c) Garanin d) Ermolov e) Tatiana MERKULOVA, "la donna-belva" f)Gromov h)Kirilko, il boia delle isole Solovki, di lui era nota la minaccia e la messa in pratica: "Vi farò succhiare ilmoccio dei cadaveri"
LAVORO
- Fu usato come strumento di sterminio; ecco alcuni dati:
dal ’31 al ’33 per ordine di Stalin fu costruito dai deportati il Canale che unisce il Mar Bianco al M.Baltico: in soli due anni fu costruita un’opera di 226 Km. sbancando terreni rocciosi, pianure ingombre di massi, paludi; furono impegnati 30 mila deportati
costruito il Canale del Volga il quale costò un volume di lavoro sette volte quello del Mar Bianco, comparabile a Suez e Panama:128 Km,85 metri di larghezza in alto;
costruita la ferrovia Lal’sk- Piujug nell’anno 1938 lunga 45 Km...che fu abbandonata! del resto il traffico nel Canal del Mar Bianco era irrisorio! Ugualmente abbandonata la ferrovia Salechard nel 1949.
Sezione A -"Eventi culturali"
A Milano presso le Sale Viscontee del Castello Sforzesco è aperta ormai dal 4 dicembre 1999 e resterà aperta fino al 23 gennaio 2000 una Mostra dal titolo "Gulag. Il sistema dei lager in Urss". Pregevole, documentatissima e per nulla noiosa perché utilizza vari strumenti comunicativi come da scheda sottostante. Un insegnante perderebbe una grande occasione qualora non si precipitasse con le proprie classi a vedere la mostra che tra l’altro è promossa da soggetti che non posso essere sospettati di vacua propaganda politica, e trattasi della Fondazione Feltrinelli, Museo Memorial di Mosca...
Presso le Sale Viscontee si possono portare fino al 23 gennaio le classi a visitare la mostra "GULag. Il sistema dei lager in Urss". Promossa da vari enti tra cui la Fondazione G.G. Feltrinelli, la Fondazione Anna Kuliscioff, il Memorial di Mosca, l’Archivio statale della federazione di Mosca e San Pietroburgo , la mostra riveste un indubbio interesse "per la vasta ed eccezionale documenta-zione inedita, per la prima volta al mondo visibile al pubblico" ; inoltre trattasi di mostra agile per la ricca e varia oggettistica nonché gli effetti personali dei detenuti, uno schermo gigante più tre televisori per documentari storici e della tv sovietica. La mostra è gratis. Si possono avere le guide telefonando allo 02/878380 oppure allo 0335.6562413
A Seriate presso Bergamo si è tenuto( 16/17 ottobre e 13/14 novembre 1999) un seminario internazionale promosso da Fondazione Russia Cristiana e Diesse sul tema "L'altro Novecento. La Russia nella storia del Ventesimo Secolo". L'editrice La Casa di Matriona ha pubblicato gli atti del Convegno sulla rivista La nuova Europa n. 6 dicembre 1999. Interessanti le sezioni Il totalitarismo realizzato(1917/1921), il sistema concentrazionario e La distruzione del popolo: carestia, collettivizzazione e purghe(1921/1939)
Ogni sezione comprende tre relazioni e tra quelle sul sistema concentrazionario è molto utile la relazione di Viktor Smyrov (Il lager come modello della realtà)per i dati provenienti dagli archivi del KGB. Smyrov è direttore del Museo memoriale sulla storia delle repressioni di Perm oltre che docente presso l'omonima Università
Si è svolto a Livorno per iniziativa del Centro Culturale "Il Portico di Salomone" e la collaborazione di Assessorato e Biblioteca Labronica della città un dibattito sul tema "Leggere il Novecento: secolo breve o secolo ideologico?". E' intervenuto il prof. Sergio Romano il quale oltre che presentare il suo libro Confessioni di un revisionista ha risposto alle domande degli ascoltatori. Ne è nata una ricca e stimolante conversazione che viene ora pubblicata( pagg. 61-76) da una rivista nuova nel panorama editoriale "Linea Tempo" dic. 1999. Vedi sezione E p.1 L'antifascismo come ideologia
Sezione B -"Ricerca dati e informazioni"
Spesso nella " Stanza di Montanelli" (Corsera) si possono trovare dati e informazioni nonché espressi opinioni e giudizi interessanti per lo spessore problematico oltre che per lo stile sobrio ilare e decantato che caratterizza la scrittura di Montanelli.
1-Lettera di Giorgio Mazzoldi di Milano : "Ci si scandalizza giustamente e ci si indigna per le ricorrenti esposizioni di svastiche...Non ci si scandalizza,invece,né tanto meno ci si indigna, per il molto più diffuso sventolìo di bandiere rosse e falci e martello, che si ispirano a regimi che sul piano criminale non hanno niente da invidiare al nazismo. Perché questa differenza ?
Risposta : Vedo due spiegazioni. La prima : gli orrori del nazismo sono più noti e documentati di quelli del comunismo(la storia dei gulag per esempio non è stata ancora scritta). La seconda :il nazismo è un’ideologia agghiacciante, che provoca un rifiuto immediato ; il comunismo è più suadente, sebbene letale( non è un caso che ci siano caduti in tanti e qualcuno continui a caderci)
2- Lettera di Nicola Zoller [9 aprile 1998]di Rovereto[Tn] nella quale si cita una dichiarazione di Cesare Salvi(pds) a proposito dell'attuale gruppo dirigente del pds: "A me sembra che l'attuale classe dirigente sia formata da chi è nato durante lo stalinismo. In quanto al resto mi pare che riceviamo cento, mille critiche. Ma nessuno ci imputa di rubare" Il lettore fa notare: "Dunque dirigenti pidiessini semmai ex stalinisti ma non ladri? L'onorevole Salvi potrebbe leggere <<L'oro di Mosca>> scritto nel 1993 da un noto dirigente del Pci, Gianni Cervetti. Questi parla dei finanziamenti ricevuti dal Pci provenienti dal partito sovietico...ladreria infinita sulla pelle di povera gente...Decine di miliardi ogni anno affluivano da Mosca, ed erano tolte a popolazioni che vivevano un inferno di miseria senza fine"
Risposta: Mi pare che Salvi dicendo che gli attuali dirigenti del Pds vengono dallo stalinismo, dica una banalità. E' forse esistito, nella storia di questo secolo, un comunismo non stalinista? Sì, è esistito ma come eresia di poche decine, al massimo qualche centinaia di persone...Lo stalinismo non rappresentò una fase del comunismo. Lo stalinismo fu il comu-nismo che quando credette di potersi distaccare, denunziandoli, dai metodi di Stalin,cominciò a perdere colpi fino al crollo finale. Com'era del resto logico perchè soltanto con quei metodi un sistema come quello comunista può reggersi. E infatti non ne ho mai visto uno, non soltanto in Europa ma anche in Cina, in Cambogia, in Vietnam perfino a Cuba, reggersi con metodi diversi. Coloro che vengono dal partito comunista, come gli attuali dirigenti del Pds, hanno per forza un passato stalinista che ne costituiva l'unica versione <<reale>>...io credo che Salvi abbia ragione a dire che essi non sono mai stati ladri. Perchè alla scuola stalinista s'imparava ad ammazzare non a rubare... Lei dice che quegli aiuti dati al Pci sarebbero stati meglio impiegati in Russia se fossero andati a beneficio della povera gente che non aveva di che nutrirsi né scaldarsi. Giusta e nobile argomentazione che purtroppo si regge su un se altamente improbabile. Anche se fosse rimasto in Russia, quel denaro non sarebbe mai andato a beneficio della povera gente di cui quel regime si infischiava altamente - pare che ne abbia lasciato morire di stenti decine di milioni - ma ad incremento della produzione di carri armati e di bombe atomiche. Non è mai esistito al modo un regime che, chiamandosi popolare ed esercitando il potere in nome del <<popolo>>, abbia trattato il popolo con altrettanto disprezzo di ogni suo diritto e bisogno.
Sempre sul Corsera sono apparsi degli articoli a firma Ettore Mo davvero pregevoli per come sono scritti ma soprattutto per i dati e i fatti che rievoca :consulta il Corriere della Sera del 27 e 31 Ottobre, del 10 del 18 e del 23 Novembre e infine del 28 dicembre.
3- Dalla Stanza di Montanelli
3.1 Carletto Rigon (anni 16) sul Corriere del 7 febbraio si chiede: " Perché noi italiani abbiamo accolto Ocalan come un perseguitato, la Baraldini come un'eroina e ci siamo indignati quando Jorg Haider, onesto cittadino(n.d.r. del sito: questo è da vedere!) democraticamente eletto dal popolo austriaco è andato al potere?"
3.2 Alberto Savio scrive sul Corriere del 7 febbraio: "Perchè se espongo uno striscione a favore di Arkan, rischio la galera; ma se espongo uno striscione pro Ocalan rischio solo tanta simpatia? Ci sono forse terroristi e assassini buoni e terroristi e assassini cattivi?"
3.3 Zeno Dal Sacco scrive sul Corriere ( maggio 2000):"L'aspirazione degli uomini da Proudhon, Bakunin, Kropotkin e altri all'idea di una società perfetta formata da componenti coscienti ha preso forma teorica. Lei pensa che anche queste Utopie porterebbero ai << disagi>> che la storia del XX secolo ci ha mostrato?"
Risposta : "Lei ha fatto il conto, almeno approssimativo, dei morti ammazzati, di cui questi signori portano la responsabilità?"
3.4 Giovanni Butturini (Corsera- maggio 2000)studente di anni 21 chiede a Montanelli: " In alcuni suoi articoli risalenti al periodo delle elezioni politiche del 1976, lei paventava l'avvento al potere dei comunisti come una minaccia per la democrazia italiana...Per me nato nel 1979, è ancora fonte di meraviglia pensare che solo tre anni prima della mia nascita la democrazia italiana versava nel grave pericolo di entrare nell'orbita sovietica e di fare la fine dei Paesi appartenenti al blocco del Patto di Varsavia. Le vorrei chiedere qualcosa in più al riguardo."
Risposta: " Nel 1976 il PCI raccolse da solo il 35% di voti, due o tre punti in % in meno dell DC. Se l'avesse superata, il capo di Stato avrebbe dovuto affidargli il governo. E fino a quella data, non si era mai dato il caso di un partito comunista che, una volta arrivato al potere, lo avesse poi lasciato. Mai, in nessuna parte del mondo."
4- Da "Il Giornale" (marzo 2000)
Nella sezione "La parola ai lettori" scrive un certo Ferruccio Santi di Milano: <<Trovandomi a discutere con degli amici discutere di politica,mi riferivo a D'Alema e al suo partito chiamandolo ex comunista. Ma dopo un po' uno m'ha detto di piantarla che il comunismo non c'è più...ho saputo che anche molti giornalisti non certo di sinistra hanno scritto che non si deve più parlare di comunismo perché il comunismo è morto>>
Risponde PG: <<Caro Santi, sì è morto. Ma non sepolto. Esattamente come il fascismo, il quale è stramorto ma la sinistra s'è sempre rifiutato di seppellirlo, anzi ancora oggi liquida certi avversari (vedi il caso di Storace, candidato per le regionali nel Lazio) definendoli fascisti...Perché dunque un popolo indotto per oltre mezzo secolo a "non dimenticare" il fascismo deve cessare di ricordare quello che è stato e quello che ha rappresentato il comunismo? E far finta che chi è nato e cresciuto dentro il comunismo( versando una lacrima alla morte di Stalin, stramaledicendo l' Amerika...) si sia purgato del passato ritrovandosi dall'oggi al domani liberale?>>
5- Domenica 13 Agosto Raitre, per il programma La Grande Storia, di Claudio Bondì, ha trasmesso la prima parte di una biografia di Tito (Josip Broz 1892 - 1980) curata da Mjriam Korenz che si è avvalsa della consulenza storica di Joze Pirjavec.
Il dittatore viene gratificato del titolo di Maresciallo, grande Condottiero, ultimo Grande dei Grandi...e viene esaltato anche per la sua lotta partigiana all'insegna di moderno Robin Hood! Quanto alla sua ideologia ecco come la enuncia lo stesso Tito:<<Per vent'anni abbiamo educato i quadri comunisti nello spirito della fraternità e dell'unità. Per vent'anni ci eravamo adoperati a creare una nostra etica fondata sull'umanesimo ossia su un rapporto verso gli uomini, verso ciascun uomo in particolare>>(così secondo la traduzione del commentatore)...Dopo l'8 settembre 1943 il nostro Robin Hood accoglie nel suo esercito ex soldati italiani riunendoli nella Brigata Garibaldi. Segue l'occupazione della Venezia Giulia da parte delle truppe tedesche ma nell'aprile 1945, i titini vittoriosi aiutati dai partigiani locali ( Porzus!) occupano l'Istria e il 1° maggio entrano a Trieste. Il conduttore della trasmissione ricorda l'occupazione della città durata 40 giorni:<<In questo periodo vi sono state repressioni verso una popolazione nemica: avvengono brutali uccisioni(foibe) come all'interno della Jugoslavia, in seguito all'occupazione straniera e alla guerra civile... Dalla Venezia Giulia -dice ancora il commentatore-fuggono 200 mila cittadini impauriti, incolpati di essere fascisti-collaborazionisti o probabili avversari politici.>>. I profughi in realtà furono 350 mila, italiani nella stragrande maggioranza e più che fascisti collaborazionisti erano avversari politici di Tito.Milovan Gilas, intellettuale serbo già braccio destro di Tito e poi suo avversario, dichiarò quando ancora gli era amico: <<Nel 1945 Tito inviò me e Kardelj in Istria con il compito di indurre, con pressioni di ogni tipo, tutti gli italiani ad andar via. E così fu fatto>>. Ma il commentatore s'è distratto e ha censurato la dichiarazione di Milovan.[Gianna Marinelli, su "Libero" del 19.8.2000]
6- Giorgio Panto scrive sul quotidiano "Libero" di giugno(?) 2000: << Sconvolge che il termine comunista e il simbolo "falce e martello" compaiano in giro quando dovrebbero sparire in quanto condannati dal tribunale morale dell'umanità. La falce e martello rievoca orrori e nefandezze ben più grandi della "croce uncinata".Pensate se Haider avesse fondato un partito chiamandolo "Rifondazione nazista"!! Giustamente il cielo si sarebbe aperto e i sepolcri dei martiri scoperchiati. E per Rifondazione Comunista non si scoperchiano??Sono sepolcri venti volte più numerosi. La debolezza della nostra democrazia preferisce l'ipocrisia della tolleranza per convivere con un simbolo e con un partito che si chiama "Rifondazione Comunista". Che dire del Parlamento italiano che si permette di invitare un bieco dittatore come Castro al cui confronto Haider è una mammola?...Non esistono al mondo armadi per contenere gli scheletri di 100 milioni di morti per mano di una ideologia lorda di sangue...Come si può tollerare un cinismo politico che cavalca ancora spudoratamente l'ipocrisia di una idea folle rimasta in piedi solo col terrore i gulag e l'eliminazione fisica?E' vergognoso assistere alla strumentalizzazione che si sta facendo di Haider e non dir nulla per l'esistenza di un partito che si chiama con volgare arroganza Rifondazione comunista. Il comunismo ha bruciato il cervello a intere generazioni, è un'utopia che ha stordito e ubriacato mezzo mondo per 70 anni, per poi deflagrare per terra come un pomodoro arcimaturo. Ma è mai possibile che la nostra democrazia continui ad essere cieca e ignava?Questi "cari compagni" blaterare servendosi della libertà di parola, la prima ad essere soppressa dove essi raggiungono il potere!!
Sezione C -"Bibliografia"
A-Libri
(a carattere storico)
-"Stalin", Boris Souvarine, Adelphi 1983
-"Stalin e la società sovietica negli anni del terrore", Oleg Chlevnjuk, Guerra, Perugia 1997
-"Carceri e deportazioni" Robert Conquest 1970
-"Destini di scrittori",Ivanou Dazhum
-"Uomini e lager" a cura di Giuseppe Emmolo,Cesed Mi
- "Il massacro di Katyn", Victor Zaslavsky, ideazione, Roma 1998
-"Il passato di un'illusione", François Furet, Mondadori, Milano 1995
- "Gli archivi segreti di Mosca", Vladimir Bukovskij, Spirali, Milano 1999
-" Solovki. Le isole del martirio. Da monastero a primo lager sovietico", Jurij Brodskij, La Casa di Matriona,Milano 1998
(a carattere letterario)
-Arcipelago Gulag, Aleksander Solzenicyn,vol.II ed.A.Mondadori,MI 1975
- Una giornata di Ivan Denisovic, Aleksander Solzenicyn,ed Newton
(a carattere autobiografico)
(in lingua francese)
-"La Russie sous les Soviets !", De Basily, Plon 1938
1-Gustav Herling,Un mondo a parte,ed. Feltrinelli,MI 1994(premio Viareggio ’94);
2-Irina Osipova,Se il mondo vi odia...martiri per la fede nel regime sovietico,ed. La Casa di Matriona,BG ’97 ;
B-Riviste
- Gulag,isole disperate, di Roberto Beretta,in Mondo Erre
- Due lager due misure, in "Liberal" n.26 maggio 1997
- L'altro Novecento, in La nuova Europa, n.6/1999 ed. La Casa di Matriona
C-Quotidiani e settimanali
-Arrestano il dissenso ma non ci fermeranno, intervista a Ginzburg. "Il Sabato" 1980
-Lenin, Jauvert-Volkogonov, Corriere della Sera 7.6.1995
-Deportazioni,gulag,Siberia...Cristoforo Mozzenti, "Avvenire"
- Gulag e Lager,orrori a confronto,Serena Zoli, "Corriere della Sera",1.9.’97
- Sacerdoti nel gulag, Irina Osipova, "Avvenire",24.8.’97
D- Film
-"Ivan Denisovic" tratto dall’omonimo libro di Solgenicyn
[reg. Casper Wrede,co-prod. GB/Norvegia 1971]
Sezione D - "Schede e sommari bibliografici"
E' uscita la seconda edizione (giugno 2000) de "La fine dell'innocenza" di Pierluigi Battista edizioni Marsilio. Si tratta di 150 pagine che si leggono in un fiato; costo £.22.000. Il sottotitolo è Utopia Totalitarismo e Comunismo. Lo consiglio perché a differenza delle altre indagini insostituibili (Arendt-Furet) sul totalitarismo, questo testo approfondisce il filone del pensiero utopico nella cultura occidentale criticando il totalitarismo sul piano delle idee mitiche quali la felicità edenica, il perfettismo politico...E' nell'utopismo che si annida il pericolo totalitario. Una società perfetta non può non essere autoritaria, repressiva, intollerante,dominata da uno stato senza limiti che invade ogni aspetto della vita privata, che pretende di controllare ogni atomo della vita individuale e collettiva. E per costruire una simile società non si può arretrare di fronte a nessun massacro. E' la realizzazione di un incubo. In particolare il testo esplora le conseguenze dell'utopia del perfettismo nella storia del comunismo: l'idea utopistica comunista e la libertà sono assolutamente incompatibili.
Due citazioni riportate nel testo di Pierluigi Battista, le trascriviamo qui per la gioia di chi ci legge (e altre ne riporteremo)
Riferito al pensiero utopico e ai suoi epigoni passati e recenti(Lenin):<< I suoi pensieri erano di una chiarezza e d'un equilibrio estremi. Egli possedeva in rara misura il senso del giusto e dell'onesto, nobiltà ed elevatezza d'animo. Ma alla sua intelligenza mancava il dono del fortuito, la forza che, con scoperte improvvise, viola la sterile armonia del prevedibile. Nello stesso modo, per operare il bene, alla coerenza dei suoi principi mancava l'incoerenza del cuore>> [Boris Pasternak, Il dottor Zivago]
Riferito al totalitarismo perfetto e alla democrazia "decente":<<La democrazia moderna non è amabile né può essere amata. Non ci riempie la fantasia, né l'immaginazione, né il cuore: non colma la vita né ci rende felici. Mitterand Kohl e Major ci assicurano buone dentiere, buoni trasporti publici, buoni ospedali,buone pensioni. Ma è molto difficile che qualcuno possa amarli col medesimo trasporto che getta gli uomini ai piedi dei Grandi Massacratori>> [Pietro Citati,L'armonia del mondo]
Sezione E - "L' ideologia dell'antifascismo"
In questa sezione rendiamo omaggio a storici come Augusto del Noce, Renzo De Felice, Ernst Nolte ... e a opinionisti come Sergio Romano, Galli Della Loggia, Angelo Panebianco, Massimo Caprara ...che hanno avviato e sostenuto a volte in solitudine un ripensamento sulla storia di questo secolo, in particolare sulle categorie fascismo - antifascismo. Ad essi va attribuito il merito di aver rilanciato la ricerca storica, oltre gli stereotipi, i luoghi comuni e i pregiudizi funzionali al potere politico e culturale(fin scolastico!) Connesso strettamente al dibattito sull'antifascismo vi è anche quello sulla Resistenza. Altro mito da ripensare! Dentro la Resistenza vi erano progetti e ideali differenti e non soltanto a livello di obiettivi politici ma di giudizi di valore come base di costruzione della società. I partigiani erano di segno diverso e non di un colore soltanto. Quelli cattolici per esempio combattevano in difesa della patria senza il progetto di potere sulla futura società italiana che avevano tanti comunisti. Alla base della resistenza cattolica stava non una ideologia basata sull'odio di classe ma un'esperienza di popolo che trovava nel cattolicesimo le sue radici profonde.
Comunque per introdurre questa sezione ricordiamo: "… Per sua natura lo storico non può che essere revisionista, dato che il suo lavoro prende le mosse da ciò che è stato acquisito dai suoi predecessori e tende ad approfondire, correggere, chiarire, la loro ricostruzione dei fatti.Lo sforzo deve essere quello di emancipare la storia dall’ideologia, di scindere le ragioni della verità storica dalle esigenze della ragion politica…" [Renzo De Felice]
1- Lettera di Franco Giannantoni (VA) al Giornale: "Liquidare con disprezzo (una balla) la lotta di liberazione dall'occupante tedesco e dal fascismo repubblichino, lotta a cui parteciparono in misura diversa, e con obiettivi qualche volta opposti, liberali,cattolici, repubblicani, socialisti, comunisti, anarchici,azionisti, ebrei e sacerdoti...mi sembra ingiusto, mortificante e storicamente falso."
Risposta: Un conto è definire balla che la Repubblica sia nata dalla Resistenza un altro che sia stata una balla la lotta di liberazione dall'occupante tedesco e dal fascismo repub-blichino. Sì, caro Giannantoni: che la Repubblica sia fondata sulla Resistenza è una balla grossa così. E ci si avvicina di molto anche la tesi che la guerra partigiana ci abbia liberato dai tedeschi e dai repubblichini. Mussolini in quanto Duce cadde per voto del Gran Consiglio - al quale non pare partecipassero i partigiani -. I tedeschi furono cacciati oltre il Brennero dalle forze armate alleate. Salò cadde perchè era caduta la Germania di Hitler. La Resistenza si fece viva quando si fecero vivi gli angloamericani: combattè valorosamente ma da sola non avrebbe infastidito più di tanto né tedeschi né fascisti. Senza dire che a combattere l'invasore ex alleato contribuirono anche italiani in grigioverde, in uniforme, con le mostrine. Di quelli non parla mai nessuno. Non avevano il fazzoletto rosso al collo. [ p.g.]
2- Si è tenuto qualche mese fa a Roma presso la Fondazione Basso un seminario dal titolo <<L'antifascismo nell'esperienza politica della Repubblica>>. Due le tesi a confronto: l'antifascismo come collante della Repubblica nonché capace di far convivere e dialogare tra loro nel dopoguerra le diverse culture o antifascismo come etichetta collocata ad arbitrio dal PCI dopo il '45 tanto da neutralizzare l'altro antifascismo, quello di stampo liberale e moderato? Ernesto Galli della Loggia ha sostenuto la tesi dei due antifascismi sottolineando come il PCI abbia prodotto una ideologia antifascista che gli ha permesso di nascondere la sua vocazione totalitaria con l'equazione accredito antifascista uguale accredito democratico.
3 - Intervenendo in un dibattito svoltosi a Livorno sul Novecento, il noto opinionista del Corsera prof. Sergio Romano a proposito dell'antifascismo si è espresso in questo modo(cfr.rivista di storia "Linea Tempo",anno 2000,ce.se.d):
"Antifascismo è antitotalitarismo. E’ stata Hanna Arendt a riconoscere per prima che fascismo, nazismo e comunismo, quantomeno tendenzialmente, avevano un dato comune rappresentato dal totalitarismo. Questo è molto importante. E’ molto importante ricordare che nazismo e comunismo sono apparentati da questo straordinario cordone ombelicale. Pertanto la prima distinzione da fare non è tanto quella tra comunismo e nazismo, ma tra regimi autoritari e regimi totalitari. I regimi totalitari distruggono la società civile, l’affievoliscono, vogliono impadronirsi delle coscienze dei cittadini, vogliono in qualche modo utilizzare tutti gli uomini distruggendo quel margine di originalità, di individualità che è presente in ciascuno di noi.
Il regime autoritario invece non distrugge la società civile, ed è per questo che mi sono trovato a ‘litigare’ a proposito della guerra di Spagna: Franco non era fascista; Franco era una persona detestabile, stizzosa, capace delle peggiori vendette nei confronti delle persone che gli avevano "attraversato la strada"; aveva anche qualità e virtù, ma certamente era per molti aspetti un uomo detestabile nella sua freddezza glaciale. Non per questo Franco era fascista . Bisognerà pure che gli storici si mettano d’accordo sulle definizioni! Che Franco non fosse fascista è dimostrato dal fatto che negli ultimi anni della sua vita, quando lui stesso cominciò ad accorgersi che il regime doveva modificarsi, aggiornandosi e modernizzandosi, la società civile spagnola, che da lui mai era stata distrutta (come sarebbe invece stata distrutta in un regime totalitario), ridivenne protagonista delle trasformazioni sociali. Non avremmo avuto lo straordinario dibattito spagnolo se la società civile fosse stata schiacciata e calpestata, come la società russa, dal regime comunista."
4 - Martedì 26 gennaio 1999 Pietro Di Muccio sul Giornale sostiene che la classe dirigente postcomunista cerca di rifarsi la verginità senza troppi riguardi per la decenza. Rimprovera i postcomunisti nostrani per non aver mai accettato né capito che la libertà è un principio supremo che non può essere piegato all'opportunità dell'azione collettiva. Inoltre ritiene che essi siano ancora affetti da quella <<fatale presunzione>> che li caratterizzava all'epoca dell'utopia e cioè di aver individuato le leggi scientifiche dello sviluppo della società. Adesso che la storia ha gettato nella pattumiera le loro leggi <<scientifiche>>, si comportano come se niente fosse. Da adepti di una religione senza Dio sono passati a professare una fede senza religione. Allora tutto veniva subordinato alla rivoluzione socialista e la menzogna era normale. Oggi dissimulano il fallimento e pretendono di presentarsi come coloro che hanno visto giusto. Se fossero davvero cambiati, i postcomunisti invece di sbiancare la fedina politica(leggi cambio nome e simbolo) confesserebbero l'errore.
5 - A Di Muccio gli fa eco sullo stesso giornale Gianni Baget Bozzo il quale afferma:"Il comunismo è un'eresia cristiana, di cui si possono riconoscere le tracce nel secondo millennio: da Gioacchino da Fiore agli spirituali francescani, agli anabattisti...a Robert Owen rappresentante del socialismo utopistico. E' questa antica storia che opera l'attrazione tra il CATTOLICESIMO SENZA TRASCENDENZA E IL COM UNISMO SENZA RIVOLUZIONE .
6 - L'editrice Baldini & Castoldi ha pubblicato nell'agosto 1995 una intervista a Renzo De Felice (come si sa di recente è scomparso) uno degli storici meno amati dagli antirevisionisti ma non per questo meno attendibile, anzi, egli é stato forse lo storico che più di tutti ha contribuito a svecchiare una certa storiografia decisamente propagandistica e di segno per lo più marxista. L'intervista è diventata libro dal titolo "Rosso e Nero" a cura di Pasquale Chessa
7- In Togliatti il Komintern e il gatto selvatico (ed. Bietti) Massimo Caprara smaschera il mito della resistenza unita e racconta di un incontro tra Togliatti e il Papa Pio XII nel quale emerge il massacro che a poche settimane dalla fine della guerra i "rossi" hanno perpetrato ai danni degli altri partigiani ovvero concorrenti nei futuri assetti del paese e nella presa del potere. Vedi la pagina Pio XII antisemita ,sezione Svelato l'arcano... Viceversa il libro di Caprara è una buona fonte per documentare che l'antifascismo "rosso" fin dall'inizio è stato un pericolo e una minaccia contro la democrazia del nostro paese.
8- Il 15 Agosto 1992 moriva Giorgio Perlasca che diceva: <<Ho smesso di essere fascista ma non sono diventato anti>> Aveva smesso di essere fascista quando in Italia entrarono in vigore le leggi razziali. Nel 1944 a Budapest facendosi passare per ambasciatore di Spagna, con spudorate bugie e minacce paradossali, da solo riuscì a salvare migliaia di ebrei. A guerra finita tornò in Italia e nessuno per 40 anni seppe nulla di lui, fino a quando un gruppo di donne ungheresi che gli dovevano la vita lo trovò e fece conoscere la sua storia al mondo. Il nostro paese (infarcito di antifascismo filo-sovietico) distrattamente gli ha tributato dei riconoscimenti. In Ungheria invece la sua storia è raccontata nelle scuole e molte vie e piazze portano il suo nome>>[Alessandro della Mea, Ragusa]
"Giorgio Perlasca fu un magnifico impostore, geniale. Strappò 5000 ebrei dai treni della morte di Adolf Eichmann. Il suo nome lo si trova a Gerusalemme tra i Giusti delle nazioni. In Italia è sconosciuto ai più. Battezzato Schinder's List italiano, fu eroico: per salvare ebrei, mentì, falsificò documentì e addirittura minacciò i tedeschi...Commerciante di carni, Perlasca è una figura che si presta ad essere raccontata dal cinema per farla conoscere a tutti gli italiani. Niente , in Italia vi è soltanto una pubblicazione. Perché Perlasca fu un eroe scomodo? Perché fu un fascista che da fascista si ribellò alle leggi razziali. La sinistra dunque che come è noto ha appaltato la storiografia nella scuola di stato non ne può fare una sua bandiera. La figura di Perlasca come quella di Edgardo Sogno è davvero scomoda: il 1° senza diventare anti si ribellò all'antisemitismo, il 2° fu antifascista e coerentemente anticominista."[Giancristiano Desiderio, "Libero",19.8.2000]
9-Scrive Carlo Majorana da New York al Corsera (Settembre 2000) di aver letto - nella recensione di Sivio Bertoldi al libro "I fucilati di Mussolini" di Enzo Macrì, edito da Baldini & Castoldi - che il fascismo e il duce non furono modelli di tolleranza. Ben trentadue condanne a morte furono eseguite da quel regime. E conclude esprimendo l'opinione che nella storia dei regimi totalitari di questo secolo lo stragismo di Mussolini possa essere paragonato a quelli di Hitler Stalin o Mao.
Risposta di Indro Montanelli: <<Il regime fascista in confronto a tutti gli altri totalitarismi (neri rossi e gialli) fu quello di mano di gran lunga più leggera. Di morti non dovrebbero essercene mai...Ma paragonare i trentadue del fascismo alle decine di milioni massacrati nei Lager tedeschi e nei Gulag sovietici mi sembra a dir poco forzato... Del fascismo c'è poco da giustificare, anzi nulla. Fu una dittatura che tolse la libertà agli italiani e li condusse alla catastrofe. Non basta per condannarlo? A me sembra di sì. Aggiungervi l'accusa di persecuzione sanguinaria, mi sembra oltre che falso, inutile. >>
-Risposta di Montanelli direttamente a Enzo Macrì: << Trentadue fucilati in 20 anni di dittatura non assolvono la dittatura, ma rappresentano - specie tra quelle di questo secolo - un caso unico, e addirittura anomalo, di mitezza.>>
IL CONTRATTACCO
L' igiene mentale
L'anticomunismo fa bene al "postcomunista"
L'igiene mentale
Scrive bene Ida Magli (il Giornale), <<il Comunismo ha vinto, ha talmente vinto che lo respiriamo con l'aria assieme all'ossigeno, così naturalmente che non ce ne accorgiamo>> e dice bene Iuri Prado(Libero):<<il partito che guida gli schieramenti progressisti governa sostanzialmente questo paese da mezzo secolo senza mai avere avuto i voti per farlo>>: siamo talmente inquinati di collettivismo coatto e statalista che è necessaria un' opera di bonifica e di igiene. Ecco alcuni esempi di reazione al pensiero "debole" e infetto di antifascismo ipocrita
Bonificatevi!
Perché è necessario parlare di anticomunismo!
Massimo Caprara già amico e segretario di Togliatti ha dichiarato al recente Meeting di Rimini 2000 :<<Sono stato il prigioniero volontario di una ideologia totalitaria. Io non mi assolvo. Ma nemmeno penso di fustigarmi solitario in una torre d'avorio. Questo pericolo lo vedo ancora e debbo parlare>>. Ecco una ragione per cui bisogna parlare di anticomunismo: il pericolo continua! In che senso - ci chiediamo - visto che il Muro di Berlino è caduto e l'URSS si è sciolta come neve al sole? Addirittura da noi ha chiuso l'Unità organo del vecchio Pci. Già, perchè ostinarsi a parlare ancora di comunismo? Del resto lo stesso Indro Montanelli sostiene che non è più il caso perché -dice- non gliela cambi la testa, a quelli! Ma non è per far cambiare la testa ai comunisti nostrani che bisogna parlare del loro totalitarismo. Ce lo spiega con chiarezza solare Angelo Panebianco con un editoriale del Corriere della Sera datato 31 Agosto 2000.
Stralcio 1
<<Il comunismo è effettivamente morto e sepolto ma le memorie storiche permangono,resistono mentalità,riflessi condizionati,orientamenti culturali,forgiati nell'epoca comunista che continuano ad esercitare la loro influenza sui comportamenti politici...Un decennio (tanto è passato dalla improvvisa debacle del comunismo)è troppo poco nella storia di un paese per pensare che l'esperienza del lunghissimo periodo precedente così pervasa dalla contrapposizione fra comunismo e anticomunismo non continui in qualche modo a pesare sulla memoria collettiva.>>
Stralcio 2
<<Una recente ricerca condotta su un campione rappresentativo di quadri intermedi diessini (Bellucci,Maraffi,Segatti: Pci,Pds.Ds, Donzelli editore) mostra che, accanto ad atteggiamenti più moderni,sopravvivono atteggiamenti e convinzioni che sono in diretta continuità con il passato comunista.>>
Stralcio 3
<< Anche al vertice dei DS perdurano atteggiamenti conservatori(!) Si pensi al caso della recente relazione diessina alla Commissione Stragi, tutta centrata sulla parte svolta dalla Cia e dall'imperialismo americano nella "strategia della tensione" allo scopo di fermare, negli anni Settanta, l'avanzata delle forze democratiche(ossia del PCI). Che altro era quel documento se non il frutto di una cultura squisitamente comunista sopravvissuta in ottimo stato di conservazione, alla fine del Pci, e giunta fino a noi direttamente dagli anni Settanta. Nonostante la televisione abbia fatto di tutto per persuadere il Paese che ciò che influenza la nostra vita è l'evento(DS e non più PCI) piuttosto che la storia passata, è UN FATTO CHE CIO' NON E' VERO! La televisone mente. Il passato, anche quello più antico, pesa, eccome, sul presente>>
Continuare a parlare di anticomunismo -come auspica Massimo Caprara- fa bene a tutti gli ex comunisti...come ai diessini nostrani; una volta sterilizzati dal loro inconscio utopico-perfettistico cioè violento e all'occasione sanguinario( se la Causa lo richiede!), gli ex comunisti potranno dirsi post -comunisti veri! Per dirla ancora con Panebianco:
<<In generale non ci si dovrebbe mai scandalizzare (o fingersi scandalizzati) se il passato, anche il meno commendevole, continua a pesare sul presente. Rimuoverlo,fare finta che non sia mai esistito, o che non abbia più nulla a che fare con noi, è,in genere, una pessima politica. Perché allora il passato si vendica e riemerge in forme impreviste creandoci serie difficoltà. Farci i conti, senza furbizie o rimozioni, è certamente più difficile ma, alla lunga, produice i migliori risultati>>
Paradossale
<<Quando erano comunisti facevano soldi e carriera con l'antifascismo. Facevano leggi antifasciste. Organizzavano assemblee antifasciste. Firmavano appelli antifascisti. Scrivevano articoli antifascisti. Giravano film antifascisti. Ora sono "democratici" o "progressisti", perfino "liberali". E ci spiegano che essere anticomunisti, qui in Italia è da scemi>>(Iuri Prado)
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MANIFESTO
Una verità sta diventando sempre più evidente e indiscutibile: le cifre e le testimonianze che escono dagli archivi dell'ex-impero sovietico sono talmente impressionanti che si stenta a credere che i gulag abbiano avuto dimensioni così tragiche. Qualcuno già sostiene per quanto riguarda il mondo cristiano che questo secolo si può - a buon diritto - considerare il secolo dei martiri molto più che quello di Decio Diocleziano o Nerone. Ancora non si è valutato fino in fondo cosa abbia significato la lotta del totalitarismo conto il Cristianesimo cioè la distruzione metodica e pianificata di qualsiasi elemento che potesse ricordare all'uomo che la realtà è in rapporto con Dio. La distruzione della Chiesa era parte di questo piano di distruzione della realtà che rimanda a Dio; distruggere la Chiesa era eliminare l'uomo il quale in maniera unica rimanda a Dio e soprattutto minaccia la pretesa di assolutezza insita in ogni potere.
Sempre più spesso oggi i testimoni e i martiri esplicitamente cristiani vengono ridotti - anche in ambito ecclesiale -a eroi dei <<valori>> e della coerenza, a testimoni di un umanitarismo o di un amore, che per quanto altissimo, è comunque diverso dalla <<fede>>. Al di là delle buone intenzioni è insano voler annullare le differenze DAL mondo laico <<dei valori>>:il martire cristiano è tale per la testimonianza che rende a Cristo, e il suo stesso amore non è una virtù naturale di cui egli sarebbe dotato a prescindere dalla sua fede.
Il martire non rende testimonianza alla propria capacità di amare o all'umano desiderio di amore, ma all'amore indicibile di Cristo che vince, prima, la debolezza di ogni singolo uomo e, alla fine, la stessa incapacità di amare dei carnefici.
La letizia del martire non è una sorta di ebetudine che finge di non vedere la potenza del male trionfante al di là di ogni virtù ed eroismo umano, è piuttosto la consapevolezza della propria e dell'umana debolezza, riscattata da una forza che dà al martire qualcosa di più di un puro amore umano, quella misericordia che lo rende capace di perdono nei confronti degli stessi carnefici. E' la Croce di Cristo che rende il martire testimone di qualcosa, che gli consente di testimoniare una vittoria sul male che, umanamente, nel momento stesso della morte sarebbe pura follia sperare.
Per il cristiano che affronta il martirio, la vittoria dell'amore è la vittoria dell'amore di Cristo; è propriamente la vittoria della sua Croce, altrimenti sarebbe una disfatta, eroica,stoica ma pur sempre una disfatta, il culmine di una sofferenza civile, altissima e nobile fin che si vuole ma dolente e irrimediabilmente irredenta.
C'è una differenza radicale tra l'ultima lettera di Guevara ai figli e gli atti dei martiri: eliminarla significa svuotare la testimonianza dei santi e privare della sua stessa nobiltà l'ultimo atto del rivoluzionario sconfitto ma non domo.
* brano tratto dal saggio di inchiesta narrativa <<Arcipelago Gulag>> di Aleksander Solzenicyn
*Ritorna in questo brano l’intuizione di quel principio nell’uomo di natura "spirituale"che, a seconda dei soggetti può assumere ora la forma della cultura ora della fede ora della poesia. Positività è l’essere stesso dell’uomo, riscoperto nella dimensione di essere irripetibile ed unico, principio che è più forte di qualsiasi abiezione in cui si possa piombare .La positività non è il risultato di un volontarismo o di una spinta etica ma scaturisce da un evento,da una situazione originaria, "ontologica". Questo è il significato dell’episodio che Solzenicyn ci narra .Il contesto del brano è quello dei lavori forzati:le condizioni climatiche sono durissime e la debilitazione fisica conseguente a malnutrizione ed esaurimento psichico è massima.Ma... ancor più forte è il principio che spinge Boris ormai allo stremo a "pensare versi" con la mente a renderlo indomito pur non avendo più energie. Anzi,invita il compagno a seguirlo...a farlo insieme!
"Il primo giorno riusciamo ancora a scherzare... Ma dopo aver spinto un paio di carrelli io sbatto rabbiosamente la vanga sul fianco di ferro di quello successivo...E,dopo un altro carrello dico: <Che vaniloquio dappertut-to:lavorare! lavorare! lavorare! E lavorate pure,che il diavolo vi porti,chi ve lo impe-disce? Sarà tanto felice la vita! tanto! tanto!!! quanto? bisognerebbe accompa-gnarvi con i cani lupo in quella vita felice,imparereste!>. Boris è più debole di me,stenta a girare la vanga appesantita dall’argilla che vi si appiccica,ce la fa appena a gettare una palata fin sul bordo del carrello.Tuttavia al secondo giorno cerca di tenerci al livello di Vladimir Solov’ev.Mi ha sorpassato anche qui! ha già letto tutto Solov’ev; io non una riga,per colpa delle mie funzioni besseliane. Dice a me quello che ricorda,e io cerco di mandarlo a mente,ma dubito di poterlo fare,la testa non è più quella,adesso.-Come conservare la vita,e in più raggiungere la verità? E perché occorre precipitare sul fondo del lager per capire la nostra pochezza? Egli dice:<Vladimir Solov’ev insegnava ad accettare la morte con gioia.Peggio di qui non potrà essere>. E’ giusto...Carichiamo quanto possiamo.Razione di punizione,e sia,andate al diavolo! rubiamo qualcosa alla giornata e ci trasciniamo al lager[n.d.r. si trovano fuori del lager per un lavoro].Nulla di lieto ci attende là:tre volte al giorno sempre il solito intruglio nero non salato di foglie d’ortiche.
Per di più ci allineano sotto la pioggia per la verifica.E di nuovo dormiamo sui nudi pancacci,tutti bagnati,impiastricciati d’argilla e abbiamo freddo perché le baracche non sono riscaldate.Anche il giorno dopo continua a cadere quella pioggia fine.La cava è tutta intrisa d’acqua,vi rimaniamo impantanati del tutto...Boris tossisce,gli è rimasta nei polmoni una scheggia di proiettile anticarro tedesco.E’ magro e giallo,il naso,le orec-chie,le ossa della faccia gli sono appuntiti come quelli d’un morto.Io lo osservo e non so più se sopravvivrà a un inverno nel lager. Ci sforziamo ancora di distrarci e vincere la situazione con il pensiero.Ma né la filosofia né la letteratura servono più.Anche le braccia sono diventate pesanti come le vanghe e pendono. <Parlando si perdono troppe
forze> dice Boris <stiamo zitti e pensiamo,sarebbe più utile.Potremmo per esempio scrivere versi nella mente.>.Mi viene un brivido:egli è capace,adesso,di comporre versi? Sopra la sua fronte gialla c’è sì l’ombra della morte,ma anche quella di un ostinato talento.Dunque,in silenzio,carichiamo l’argilla con le mani.Continua a piovere..."
*Il brano che segue è notevole sia per le descrizioni paesaggistiche che per l’episodio di umanità che ci viene narrato ed è tratto da "Un mondo a parte" di Gustaw Herling
La notte seguente,viaggiai con un altro convoglio e giunsi all’alba alla stazione di Ercevo,presso Arcangelo,dove ci attendeva una scorta. Scendemmo dai vagoni sulla neve scricchiolando,tra gli ululati dei cani e i gridi delle guardie.Il cielo era pallido di gelo, e le ultime stelle tremolavano ancora.Mi parve che stessero per spegnersi ad ogni istante :allora la notte nera e spessa sarebbe emersa dalla foresta silenziosa e avrebbe inghiottito il cielo luccicante e la pallida alba che si annunziava tra le fiamme dei fuochi.Ma alla prima svolta della strada potei scorgere all’orizzonte il profilo delle quattro vedette,poste alte su sostegni di legno e circondate da filo spinato. Brillavano luci nelle finestre delle baracche e si poteva udire il suono delle catene del pozzo scorrere sugli argani gelati.
[...] I comunisti polacchi[n.d.r. si erano trasferiti in Russia in nome della "idea" di Comunismo e Stalin li mandò nei gulag con le purghe del ’37],la maggior parte ebrei,morivano all’improvviso,come uccelli caduti da un ramo in un aspro gelo,o come quei pesci delle profondità oceaniche che scoppiano per pressione interna quando sono portati alla superficie dalla profondità. Un breve colpo di tosse, un respiro quasi impercettibile, una sottile bianca nuvola di fiato sospesa un attimo nell’aria, e la testa ricadeva pesantemente sul petto, mentre le mani,con un ultimo movimento, raschiavano la neve sul terreno. Ed era tutto - non un grido,neppure un lamento...
[...] Poco prima di terminare il lavoro giornaliero, i prigionieri riportavano i loro arnesi alla rimessa e sedevano in circolo intorno al fuoco. Una fila di mani, coperte di vene e chiazze di sangue congelato, sporche e annerite dal lavoro, e al tempo stesso sbiancate dal congelamento, si alzavano sul fuoco, gli occhi brillavano di una luce malata, le ombre delle fiamme giocavano sui volti paralizzati dal dolore. Questa era la fine, la fine di ancora un altro giorno.Essi sentivano il peso delle loro mani, la puntura del respiro congelato nei polmoni, la gola contratta, gli spasimi dello stomaco vuoto sotto le costole, le ossa doloranti delle gambe e delle spalle.
[...] Di sera la conversazione sulle cuccette raggiungeva la tensione febbrile di un commiato a bassa voce...tutto taceva ma il sonno tardava a giungere...Alcuni prigionieri pregavano seduti sulle cuccette, coi gomiti sulle ginocchia,il viso nascosto nelle mani.Altri restavano immobili guardando di fronte a loro.Quei mucchi di corpi umani, di stracci e coperte,distesi nella baracca, erano come dune di sabbia formate dal regolare flusso e riflusso delle onde. La luce delle lampade sembrava oscurarsi dietro le nuvole di fumo e il fuoco morente brillava con alterni riflessi rossi e neri. La notte bianca incrostava sui vetri i suoi fiori di gelo, le assi delle passerelle scricchiolavano sotto i passi degli ultimi che rientravano. Tendendo l’orecchio era possibile percepire l’abbaiare dei cani e il rumore dei respingenti alla stazione di Ercevo. Il campo lentamente si immergeva nel sonno. Dopo mezzanotte cominciava una strana sucessione di rumori notturni :prima uno starnuto, poi un respiro sibilante e gemiti di dolore, dapprima bassi, poi crescenti fino a divenire un unico lamento continuo, spezzato solo a tratti da un singhiozzo senza lacrime che riscuoteva i prigionieri sulle loro cuccette.Con le mani tese alcuni gridavano violentemente, altri si alzavano a sedere come a difendersi da un assalitore invisibile, poi giravano intorno uno sguardo vago che non vedeva, e si buttavano giù con un sospiro che lacerava l’ anima.I balbettii staccati emessi nel sonno si trasformavano in una preghiera di misericordia e facevano da sfondo ai gridi che salivano in un crescendo lacerante, in cui gli appelli a Dio si mescolavano ai nomi di persone care. I prigionieri tossivano e si voltavano smaniosi sulle loro cuccette, si premevano il cuore in improvvisi spasimi di paura, e i loro corpi facevano un rumore sordo sulle dure tavole. Solo Dimka sedeva immobile accanto al suo secchio, come il calmo centro di un tornado, e i suoi occhi inariditi da tempo guardavano intorno con indifferenza quel confuso equipaggio di corpi stretti nelle catene della notte.Come un battello fantasma inseguito dallo spettro della morte, la nostra baracca ondeggiava su un oceano immerso nell’oscurità, trasportando nella stiva una ciurma addormentata di galeotti.
[...]Un tipo completamente diverso era M., che aveva conservato l’aspetto e il portamento di un aristocratico anche nei suoi stracci di prigioniero. Molto alto e magro, con un volto sottile e curato e occhi incavati che esprimevano tristezza e orgoglio al tempo stesso, egli si muoveva nella baracca lentamente e pensierosamente, e non parlava con nessuno. Ai prigionieri non piaceva, eppure lo rispettavano. Riusciva a tenersi appartato da loro senza offendere o ferire nessuno, sebbene non evitasse la discussione su qualunque problema serio e importante.Soffriva di cattiva circolazione, e faceva pena vederlo cercare invano di riscaldarsi le membra accanto al fuoco, chino sul fuoco come l’ombra di se stesso. Ma non gli usciva mai, ch’io ricordi, una parola di lamento dalle labbra, e non lasciava che la fame dominasse o alterasse le sue azioni. Era affamato- lo sapevamo bene - ma mangiava quello che gli davano con calma e dignità. Il suo unico vizio, di cui non riuscì a liberarsi fino alla fine, era il tabacco.Aveva opinioni politiche conservatrici, ma il suo interesse profondo si polarizzava su tre sole cose : Dio, la Polonia, e sua moglie. Era stato arrestato dai russi il 20 settembre 1939, tre giorni dopo la loro entrata in Polonia, in una delle regioni orientali ov’egli era alto funzionario del Ministero dell’Agricoltura. Fu prima condannato a morte, poi a dieci anni di lavori forzati.I suoi spaventosi dolori di testa, ne sono certo, erano dovuti agli sforzi che faceva per concentrarsi, e coi quali, nei momenti di solitudine e di malinconia, richiamava alla memoria un’immagine sola escludendo tutte le altre : quella di sua moglie. Di notte - io dormivo sulla cuccetta accanto alla sua - trovava pieno conforto nella preghiera. Non ho mai visto in vita mia una preghiera più bella della sua. Seduto sulla cuccetta, con la faccia nascosta nelle mani, pronunciava le parole di preghiera in un sussurro così commovente, così gravido di lacrime e di dolore, che lo si sarebbe detto prostrato ai piedi della Croce in un’estasi di adorazione per Colui, il cui corpo torturato non aveva emesso una parola di lamento...